La Grecia e il Portogallo uccideranno l'euro?
Rimane critica la situazione del debito sovrano europeo. La Grecia, nonostante alcuni rumors giunti in settimana parlassero di un accordo raggiunto per un haircut del 70% sui bond di Atene, non ha ancora chiusa la trattativa per un taglio del debito e un concambio con bond di nuova emissione con i creditori privati. Più passa il tempo, più la situazione si fa difficile e il contagio di Lisbona più reale.
Analogamente, dal Summit UE della scorsa settimana non sono giunte risposte convincenti: non è stata aumentata la capacità di fuoco del futuro fondo-salvastati ESM e non c'è stata la firma definitiva del Fiscal Compat. Per sapere tutto sull'esito del Summit Ue clicca qui.
Questo dovrebbe giocare a sfavore dell'euro che nella scorsa settimana contro il dollaro non è riuscito a rompere i massimi dell'ottava precedente, muovendosi, per lo più sotto, 1.3100
Inoltre, questa settimana avremo anche la decisione sui tassi della Bce che dovrebbe lasciarli invariati e se nella conferenza stampa, che segue l'incontro, la BCE non darà la sensazione di essere aperta a nuovi interventi e non fornirà risposte convincenti ci attendiamo che il cambio EUR/USD torni sotto quota 1.3000
Sterlina in grande spolvero
La sterlina in questa tornata settimanale ha deciso di non attendere più l'euro e le sue zavorre e si è portata fortemente a rialzo. Il cable dopo essere rimbalzato sul supporto in area 1.5650 si è portato fino a 1.5880, livello che non vedeva dallo scorso novembre, anche grazie ai dati sorprendentemente positivi del Pmi manifatturiero e dell'indice dei servizi.
Come dicevamo poc'anzi il 9 febbraio ci attendiamo che King lasci i tassi invariati ma aumenti l'APF e questo dovrebbe contribuire a far scendere la sterlina che secondo noi, al momento è sopravvalutata. Alcuni colleghi analisti si attendono un ampliamento da 50 a 75 miliardi dell'APF e se nel primo caso vediamo il cable tornare in area 1.5500, nel secondo caso ci attendiamo un ribasso ulteriore tra 1.5200 e 1.5400

USD/JPY su livelli critici
Guardando la forza dello yen in quest'ultima settimana capiamo che resta ancora forte l'avversione al rischio per la situazione della Grecia e degli altri periferici, tra i quali mettiamo anche l'Italia nonostante la riduzione dello spread sotto 400.
Il cambio USD/JPY si è appoggiato sul livello critico di 76.00 evento che ha creato uno sbilanciamento di posizioni long nella convinzione di un intervento imminente della BoJ per svalutare la valuta nipponica. Forse è stato questo scenario a imprimere la reazione rialzista del cambio avuta venerdì con chiusura a 76.59
Se il cambio dovesse rompere a ribasso quota 76 sarebbero “strappati via” tutti gli stop loss posizionati appena sotto questo livello, facendo scivolare ulteriormente i prezzi. Ricordiamo che l'ultima volta la Bank of Japan è intervenuta a quota 75.56
Cosa avviene questa settimana?
I dati da tenere d'occhio questa settimana:
- Ordini all'industria tedesca (lunedì)
- Riunione dell'Eurogruppo sul caso Grecia (lunedì)
- Produzione industriale tedesca (martedì)
- Riunione BCE – decisione tassi (giovedì)
- Riunione BoE – decisione tassi (giovedì)
- Produzione industriale francese (venerdì)
- Produzione industriale italiana (venerdì)
- Bilancia commerciale USA (venerdì)
- Fiducia consumatori Michigan Univ. (venerdì)
Puoi consultare tutti gli orari degli appuntamenti in programma e le relative previsioni visitando il nostro calendario economico.
Staff Community Forex

